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La Fidelis cade nella trappola del Catania, ma la strada è quella giusta

Grinta e voglia di portare a casa il risultato. Ma ora serve limare gli errori difensivi con l'esperienza

Antonio Ventola
06.02.2018 10:00

La Fidelis cade in casa contro il Catania ed interrompe la striscia di risultati utili consecutivi. Lo fa ricevendo gli applausi del Degli Ulivi al termine della gara, ma lo fa anche cadendo nella trappola di un cinico Catania che mette in atto la più classica delle gare tra "grandi" e "piccole" di un campionato.

L'Andria ci ha provato, ha messo pressione e grinta. Il Catania ha tenuto, ha in pratica sfiancato la Fidelis con questo atteggiamento per poi colpirla alla prima disattenzione. I biancazzurri hanno poi deciso di complicarsi dannatamente la vita con un'espulsione ed infine passare definitivamente da leone a gazzella quando Mazzarani ha sferrato il colpo del k.o.. Pace. 

È indubbiamente una sconfitta che non brucia: la squadra di Papagni l'ha giocata con coltello fra i denti (l'ambiente caldissimo poi aumentava l'adrenalina) e questa è una caratterista innegabile, che da quando Papagni siede sulla panca biancazzurra non è mai mancata. La grinta può risolvere situazioni complicate e può risultare determinante nella corsa alla salvezza, anche se poi in natura vince anche il più furbo (che se poi è pure il più forte...). Fatto sta che, se non dovesse mai mancare la voglia di riscatto tanto acclamata in sede di calciomercato, i punti arriveranno. 

Da dimenticare, invece, qualche intervento difensivo. Pessima partita di Quinto, sempre in ritardo sulle chiusure e qualche volta impreciso in fase di impostazione (vedi la palla regalata a Curiale dopo il primo goal catanese): tutto ciò frutto anche della pressione delle punte siciliane su di lui. Due poi gli errori che hanno favorito il cross di Porcino nell'azione che ha portato al vantaggio siciliano: il primo, l'intervento fuori tempo di Di Cosmo sul lungolinea che ha iniziato l'azione; il secondo, l' "arresto di potenza" di Celli, chiamato in causa per andare a coprire, che decide di piantarsi a 10 metri dal suo avversario permettendogli di crossare indisturbato. Errori figli solo dell'inesperienza, perché c'è da ricordare che si parla di un ragazzo del '98 (il primo) ed uno del '97 e ai quali va tutta la nostra stima per aver affrontato con coraggio una piazza come quella di Andria in una situazione di classifica così complicata. 

In conclusione un plauso a Papagni per il coraggio di inserire i giovani, ma ora c'è bisogno di aumentare l'esperienza in reparti nevralgici come la difesa: innesti come quelli di Tartaglia ed Abruzzese possono risultare positivi e se così fosse va fatto un ulteriore plauso alla dirigenza per il mercato svolto in entrata. Insomma, la strada è lunga, i punti tanti, ma forse la direzione è quella giusta. 

P.S. Bello il dialogo al limite dell'area tra Lattanzio e Croce, ma farlo a 20 metri dalla porta è praticamente inutile. Ritornano i problemi in fase offensiva. Magari inserendo prima Scaringella...

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